Flussi / sciami / ammassi orgiastici

 


Autore
    Saverio Osso

    Anno2025
    Compare in Prospettive pluriversali e immaginazione n.0. Per una creatività non antropocentrica
    Note e testi di riferimentoRaunig, G., Fabbriche del sapere, industrie della creatività, Ombre Corte, Verona, 2012

    Berger, E., Accelerazione. Correnti utopiche da Dada alla CCRU, Nero, Roma, 2021

    Debord, G., Rapporto sulla costruzione delle situazioni e sulle condizioni dell’organizzazione e dell’azione della tendenza situazionista internazionale, Nautilus, s.l., 2007

    Bazzichelli, T., Network Disruption: Rethinking Oppositions in Art, Hacktivism, and the Business of Social Networking, Digital Aesthetics Research Center, Aarhus University, 2013

    Home, S., Discorso sulla soppressione della realtà, in “Manifesti Neoisti”, https://www.lutherblissett.net/index_it.html, u. v. 9 novembre 2024

    Home, S., Neoismo e altri scritti. Idee critiche l'avanguardia contemporanea, Costa&Nolan, s.l, 1997

    Home, S., La cospirazione culturale neoista è ricerca, in “Manifesti Neoisti”, https://www.lutherblissett.net/index_it.html, u. v. 9 novembre 2024




    Karen Elliot, Festival degli appartamenti neoisti



    [Nota editoriale] Questo articolo fa parte di una serie di estratti tratti da Prospettive pluriversali e immaginazione, una ricerca dedicata alle relazioni tra ecologia, produzione culturale e immaginazione politica. Ogni testo è stato rielaborato per la pubblicazione nel Journal di [ZSD]Project e può essere letto in modo autonomo.
    Accelerare fino al collasso

    Le letture degli anni Novanta riproposte in questo percorso sono quelle derivate dalle ricerche artistiche e critiche intrecciatesi in modo indistinguibile a partire dalle premesse dell’Internazionale Lettrista. Le evoluzioni, caratterizzate da continui frazionamenti, litigi e divisioni — dovuti a differenti interpretazioni della dottrina marxista — hanno dato vita a una moltitudine di movimenti e sottogruppi portatori di idee simili ma differenti, accomunati dal tentativo di affrontare un presente sempre più strano, veloce e, a tratti, privo di senso apparente.

    «Le officine dell’Egitto dinastico continuarono a lavorare per mille anni, le gilde per centinaia, dopodiché fu l’annullamento dello spazio nel tempo, come diceva Marx, la delirante fusione di tutte le cose nel calore pulsante della generazione tecnoindustriale. La forma collassa, e sulle rovine della bellezza l’artificialità, o l’astrazione, prendono il sopravvento. Le bugie raccontate dal pennello degli impressionisti, le sconcertanti disposizioni del cubismo, la spiritualità rivelata dalle sottostrutture geometriche e, infine, le notti inquiete di Zurigo: ognuno di questi movimenti sarà spazzato via dal seguente, secondo un tasso di variazione che corre lungo un orizzonte temporale in costante implosione. Un battito di ciglia, e la vita è finita.» (Berger, 2021)

    Tutte queste frange condividono un’interpretazione materialistica della storia: la realtà è profondamente determinata dalle contingenze storiche in cui l’uomo si trova incastrato. Il suo dovere morale rimane quello di sottrarsi a questa posizione, resa sempre più insostenibile dal progressivo ed esponenziale aumento della velocità del mondo.

    Le reazioni elaborate per fronteggiare tale vertiginosa accelerazione assumono spesso la forma di linguaggi imprevedibili: dalle derive psicogeografiche alla creazione di situazioni, dai tentativi di sabotaggio tramite interferenza psichica alla scrittura, dal plagio fino alla militanza armata.

    Guy Debord affida alla costruzione di situazioni la possibilità di generare scenari momentanei di vita e trasformarli in una qualità passionale superiore; Constant progetta una città ideale; SPUR si rinchiude in una finta isola situcratica.

    Anche la scena americana è estremamente vivace: gruppi radicali si susseguono rapidamente attraverso mobilitazioni (UATW Motherfuckers, Group Center), azioni — anche violente — di disturbo verso il sistema ufficiale (Libertarian League, tra le cui fila milita anche Murray Bookchin, che svilupperà il paradigma dell’ecologia sociale e dei gruppi di affinità, concetto utile nella seconda parte di questa trattazione).

    Nome aperti

    Altre persone si riconoscono invece nella concettualizzazione della Nut Art proposta da David Zack, movimento nato probabilmente nell’underground americano — e per molti aspetti rimastovi — che fa da cappello a numerose declinazioni creative anticipando alcune tendenze postmoderne: è il caso, tra le altre, della Mail Art, del Plagiarismo e del No-ismo.

    Vista la densità degli eventi che hanno caratterizzato lo sviluppo di questi fenomeni, è utile concentrarsi proprio su quest’ultimo. Il No-ismo è considerato la forma finale della Nut Art: il suo inventore — animatore e cantastorie, David Zack — gli attribuisce caratteristiche quali invisibilità, fantasia stravagante e vocazione underground, definendolo «uno strano ibrido a metà tra l’espressionismo e i fumetti psichedelici». (Berger, 2021)

    Grazie alla sua natura costitutivamente amorfa, il No-ismo si manifesta come nome aperto:

    «L’idea è quella di creare una situazione aperta di cui nessuno in particolare è responsabile. Alcuni promotori del concetto sostengono che si tratti di un modo per esaminare e scomporre le nozioni filosofiche occidentali di identità, individualità e verità.» (Bazzichelli, 2013)

    Il primo dei nomi aperti coniati in ambito noista è Monty Cantsin — pop star aperta — riproponendo meccanismi che richiamano il futurismo europeo, ma tradotti nel contesto americano.

    «Oggi non ci rimane nessuna espressione di defiance. Tutto è stato fatto, e l’unica cosa che è possibile fare è aggiungere ironia a un discorso decadente, attraverso la ripetizione di singoli gesti isolati dalla tradizione di avanguardia — e compiuti nella piena coscienza della loro futilità. Niente può essere preso sul serio — e questo è in particolar modo valido per l’affermazione che non è più possibile essere seri.» (Home)

    L’identità come dispositivo
    La storia di Monty Cantsin si intreccia con quella di un’altra vivace figura della scena americana, Stewart Home, il quale, partendo dal punk, intraprende una via critica all’anti-arte fondando una serie di gruppi e iniziative volte a mettere in discussione l’individualismo e il concetto stesso di originalità.

    Nel 1985 assiste alla materializzazione di Karen Eliot, nome multiplo al pari di Cantsin:

    «Quando si diventa Karen Eliot non si ha famiglia, genitori, data di nascita. Karen Eliot non è nato/a, ma si è materializzato/a dalle forze sociali; è un mezzo creato per esplorare l’instabile territorio esistente tra l’individuo e la società. Il nome Karen Eliot può essere adottato strategicamente per una serie di azioni, interventi, mostre, testi eccetera.» (Home)

    La comparsa di Eliot si inserisce nella fase in cui Home tenta di opporsi al sistema ufficiale coordinando uno sciopero generale triennale della creatività. Ciò avviene sia attraverso l’Art Strike, sia con il progetto Years Without Art (1977–1980), culminando poi con la formalizzazione della International Coalition for the Liquidation of Art, promossa dall’artista Gustav Metzger.

    Molte altre figure condividono questa stessa esigenza. Il percorso di Stewart Home si intreccia con l’Italia grazie alla rivista Transgression: A Journal of Urban Exploration, il cui comitato editoriale annovera figure come Sadie Plant, David Pinder, Luther Blissett e lo stesso Home.

    Il giornale, fondato da Alastair Bonnett nel 1995, raccoglieva testimonianze post-situazioniste di derive urbane provenienti da tutta Europa, abbracciando ricerche radicali orientate all’esplorazione delle tecnoculture e delle loro potenzialità trasformative in chiave post-umanista e transfemminista.

    Questo intreccio di figure — tra cui Sadie Plant e Luther Blissett — permette di proseguire il discorso attraverso due casi particolarmente significativi, capaci di materializzare molte delle istanze emerse nel corso degli anni appena attraversati.













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