Tu sei [una crescita] senza fine
Autore
Saverio Osso
Anno2025
Compare in Prospettive pluriversali e immaginazione n.0. Per una creatività non antropocentricaNoteCunliffe, P., Hoare, G., Hochuli, A., La fine della fine della storia. Lo strano ritorno della politica nel XXI secolo, Tlon, 2021
Hardt, M., Negri, T., Impero, Rizzoli, Roma, 2013
Inaugurazione del primo McDonalds in Russia, 1990, foto di V. Armand
[Nota editoriale] Questo articolo fa parte di una serie di estratti tratti da Prospettive pluriversali e immaginazione, una ricerca dedicata alle relazioni tra ecologia, produzione culturale e immaginazione politica. Ogni testo è stato rielaborato per la pubblicazione nel Journal di [ZSD]Project e può essere letto in modo autonomo.
Oltre il muro
Tra tutti gli eventi inseriti nel lungo e non lineare flusso della storia, uno solo è stato capace di apparecchiare una situazione completamente nuova e inaspettata. Con la caduta del Muro di Berlino sono crollate tante strutture costruite in anni di tensione mondiale, in cui il Globo è diventato sempre più piccolo e i rischi sempre più grandi.
L’evento ha costituito la resa dei conti di secoli e secoli di stratificazioni ideologiche oppositive: si parla a tutti gli effetti della creazione di un nuovo ordine mondiale post-1991, anno in cui l’URSS – e tutto quello che rappresentava per il mondo – si è dichiarata ufficialmente dissolta.
Sono bastati pochi anni a sgretolare i presidi socialisti dell’Europa orientale, lasciando cicatrici ancora non sanate che sono alla base degli attuali conflitti. Con la fine della Guerra Fredda e il collasso dei regimi comunisti in Europa orientale, molti Paesi ex comunisti hanno cercato di avvicinarsi all’Occidente, vedendo nella democrazia liberale e nel capitalismo di Stato un modello da seguire. Questo ha portato a una fase di allargamento della NATO e dell’Unione Europea. Polonia, Ungheria, Repubblica Ceca e, in seguito, molti altri hanno aderito sia alla NATO che all’UE, consolidando la loro transizione verso economie di mercato e sistemi democratici.
La nuova fase aperta dalla frattura del blocco comunista ha aperto a una nuova forma di globalizzazione: le società mondiali, non più costrette a schierarsi da uno dei due lati della barricata, hanno intrapreso il percorso unidirezionale dello sviluppo neoliberale globalizzato. Non senza conflitti, è chiaro; ma in questa dinamica di non opposizione la sfida ideologica millenaria ha avuto un dominatore assoluto: l’Occidente e la sua tradizione.
Il modello da seguire, la democrazia liberale, è entrato in una nuova fase di liberalizzazioni, deregolamentazioni e assunzioni di libertà nei confronti del pianeta, che hanno reso possibile una breve e intensissima stagione, effervescente e sfrenata, capace di definire ciò che viviamo oggi.
Quante storie (...) anzi no
In un contesto di espansione planetaria l’economia di mercato ha rivoluzionato i propri limiti, fomentata dalla concretizzazione di obiettivi di sviluppo tecnologico e dal meccanismo sempre più permissivo della libera competizione. Sono gli anni in cui l’aura mitica della Silicon Valley esplode producendo tutte le innovazioni che oggi, dopo trent’anni, sono parte basilare della nostra quotidianità occidentale.
Il processo di esportazione della democrazia liberale e dei valori correlati si espande a tutto il mondo, grazie all’estensione delle misure di controllo degli organi cardine del sistema occidentale.
Gli anni successivi alla dissoluzione del blocco sovietico sono quelli decisivi. Il mondo occidentale prende atto che la scelta tra democrazia liberale e socialismo non è più attuale: il paradigma su cui è necessario innestare le scelte per il domani ruota attorno al concetto di sviluppo e crescita in chiave neoliberale.
La lettura che Francis Fukuyama offrì con la formula di Fine della storia fu controversa ma significativa: la fine della Guerra Fredda aveva deciso la fine della narrazione della storia in quanto tale. Non era più semplicemente questione di scegliere quale partito votare; a dover essere rivista era la concezione stessa di storia come struttura narrativa coerente. La filosofia della storia di Fukuyama è inquadrata in schemi che sorgono in modo indipendente; tutti i processi di istituzionalizzazione della vita collettiva avevano condotto alla supremazia di uno di questi modelli, l’unico capace di soddisfare in modo concreto i bisogni umani. Liberalismo americano come ineluttabilità storica.
Lo sviluppo del suo pensiero ritorna, e fa eco, al concetto di Alexandre Kojève, che interpreta la concezione hegeliana della storia come processo di acquisizione di autocoscienza della libertà: la dialettica storica, tesa al raggiungimento del massimo grado di libertà, per quanto non lineare, avrebbe comunque raggiunto una fine. La fine è quindi identificata da Fukuyama nella conclusione dell’opposizione polarizzata tra sistemi di organizzazione della società.
Il mondo senza alternative
Perdendo l’unico elemento capace di rimescolare l’andamento della storia, il flusso degli eventi si trova libero di creare il mondo ideale forte delle proprie definizioni, affrontando nuove tematiche che non avrebbero mai messo in dubbio il sistema e i metodi collaudati.
È il concetto riassunto nel discorso di George Bush del 1991 in riferimento all’imminente Guerra del Golfo: <<What is at stake is more than one small country, it is a big idea: a new world order, where diverse nations are drawn together in common cause to achieve the universal aspirations of mankind — peace and security, freedom, and the rule of law.>>.
Il gioco non consisteva più in bande contrapposte intente a dimostrare la superiorità del proprio sistema, ma in squadre cooperanti verso una comune nozione di pace, sicurezza, libertà e ruolo della legge.
Va da sé che lo spartito da suonare sarebbe stato quello occidentale, ispirato alla tradizione musicale occidentale, movimentato dalle invenzioni occidentali.
È un cambiamento epocale, a cui il mondo non è pronto. Lo anticipa lo stesso Fukuyama che mette in guardia sul possibile zeitgeist degli anni successivi. Anche se la specie umana ha finalmente ottenuto il massimo grado di autoconsapevolezza tale da poter definire uno e uno solo metodo di vivere, il suo motivetto sarà snervante, dominato dal consumismo iperindividualizzato, dall’anomia e dal nichilismo.
Nella realtà questo pare concretizzarsi nella nascita di sacche di pensiero radicali che mirano a fronteggiare i principali aspetti della nuova quotidianità mondiale e le sue contraddizioni. Il consumo usa e getta che informa la cultura atlantica è preso di mira dalle frange ecologiste; il suo modello patriarcale è messo in discussione dalle rivendicazioni liberaliste oggi raggruppate attorno alla schiera LGBTQIA+; la sua attitudine, derivata dalla speranzosa idea di aver ottenuto il migliore dei mondi possibili, è avversata da movimenti che puntano a sperimentare modalità di vita improntate a valori diversi o, nei casi di colonizzazione coercitiva a suon di guerre preventive (formule alternative per indicare il concetto di democrazia), da gruppi di fondamentalismo religioso o ideologico.
La politica che si ritira
Questo aspetto contribuisce a mostrare il fianco debole dell’interpretazione occidentale del trionfo nella Guerra Fredda: i problemi da risolvere c’erano e ci sono, ma ora rimane solo un sistema entro cui poterli risolvere.
La spirale hegeliana si è trasformata in fili da Scooby-Doo intrecciati in stretti cubi. Tesi e antitesi sono compresse in maglie intricate in cui si fa fatica a identificare la genesi di ogni elemento. Più che uno Scooby-Doo cubico, allora, si presenta piuttosto come una matassa di fili nella quale comprimere una tesi e un’antitesi diventa un’impresa anacronistica.
La visione teleologica della storia perde pregnanza nei confronti di un ammasso di lacci multicolore, intrecciati tra loro in modo irrazionale e annodati da concomitanze fisiche che hanno determinato quella condizione, sfasando tutti i limiti temporali e ponendo i sistemi di governance direttamente fuori dalla storia.
Gli autori Alex Hochuli, George Hoare e Philip Cunliffe visualizzano questa condizione in un corrispettivo ritiro dalla politica: un ridimensionamento dello spettro politico democratico, in cui la platea parlamentare perde i poli estremi per avviare una gara all’accentramento nella quale si assiste al livellamento di vari elementi di differenza.
<<I partiti avevano cominciato a competere per il centro con sempre più forza, certi di poter conservare la lealtà dei propri bacini elettorali tradizionali che facevano riferimento a parti dello spettro politico che ormai non esistevano più.>>
Le quattro aree in cui gli autori frazionano il campo politico sono caratterizzate da un’ampia area centrista racchiusa, da un lato, da un estremo sinistro ormai neutralizzato dalla fine della storia e, dall’altro, da un estremo destro convinto da un leader carismatico, populista e autoritario.
Nel mezzo, la grande fascia centrista divisa tra tecnocrazia progressista, simbolo della sinistra di stampo atlantico che oggi si concretizza nel sostegno alla generazione woke, e conservatorismo post-neoliberale, emblema della destra centrista.
In questo modo gli autori abbozzano un ritratto della situazione politica attuale coniugando tre diversi gusti di liberalismo: quello progressista, in voga fino al 2008; quello conservatore, in ascesa dal 2008; e un proto-liberalismo caratterizzato dal regresso infantile verso forme autoritarie.
L’insieme di queste pressioni sul campo politico prepara il terreno per un progressivo allontanamento delle masse dalla gestione della cosa pubblica.
La situazione predeterminata era però resa più seria da un ulteriore fattore: l’impotenza delle proposte alternative era fiaccata dal dubbio, più ampio e debilitante, che gli ideali politici fossero ancora capaci di generare movimenti di massa organizzati a livello nazionale e in grado di proporre alternative credibili.
La scena politica e sociale era stata così scossa dagli esiti della Guerra Fredda che le masse avevano quasi accettato di considerare la politica come un affare trascendente alla società e pertanto ad appannaggio di una classe politica astratta.
Un tale nuovo assioma ha avuto molti effetti desiderati, anche gravi, capaci di insinuarsi nella quotidianità di buona parte del globo, veicolati da una continua ricerca di benessere, sviluppo, crescita e livellamento delle ingiustizie sociali (spostate di volta in volta un po’ più in là, quindi non ci resta che aspettare il nostro turno).
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